Auguri alle imprese che collaborano con il nostro Istituto scolastico

Venerdì 15 dicembre 2017, aula magna Istituto Agrario, Firenze.

Nell’augurare a tutti un buon anno e nel ringraziare per il lavoro che in questo e negli anni precedenti è stato fatto, pongo alcune riflessioni per condividere il senso del discorso e della via che stiamo tentando di intraprendere con professori e personale della scuola, territorio, aziende, comunità, enti locali sul fronte dell’alternanza scuola lavoro.

Il senso di questa operazione è di carattere in parte sociale, ma anche metodologico.

Il senso sociale è che la scuola ha bisogno del rapporto con il mondo del lavoro per rinforzare in molti ragazzi il valore della sua proposta e consolidare in loro la percezione che il tempo passato sui banchi sia un tempo utile per loro e per il loro futuro. In ciò ha bisogno di essere sostenuta, essere legittimata, riconosciuta per quello che fa. Dall’ altra parte il mondo delle imprese, il mondo del lavoro, il mondo del futuro per i giovani, carico di problemi, di difficoltà, non può non riconoscere che la soluzione e la prospettiva di soluzione alle sue difficoltà sia anche quello di pensare ai giovani, quello di pensare come e in che forme gestire le sue risorse professionali.

Ma è anche una operazione metodologica nel senso che l’apprendimento, il modo di imparare, il modo di provare se stessi di acquisire informazioni, sviluppare competenze è, di fatto, ormai, un modo e un mondo che spesso sfugge dal libro, sfugge dalla concentrazione nel banco, sfugge in parte anche dallo studio. Rimanendo lo studio l’elemento centrale con il quale il ragazzo deve poi provare la sua capacità di costruzione, la riflessione sufficiente per andare avanti in maniera seria e impegnata.
È una questione di metodo perché pensare di imparare facendo, di imparare con gli altri, sentire che quello che si sta facendo nel momento stesso in cui si sta facendo ha un valore in sé. È una questione di metodo perché consente, con un approccio corretto, di farsi delle idee, formulare una ipotesi e poi poterla comprovare da subito per vedere se effettivamente quello che si è ipotizzato ha senso realizzarlo. Perché l’idea di imparare facendo è un’idea antica che nasce ancor prima della costruzione della società e del modello di scuola che noi tutti conosciamo. Nasce dalla relazione tra il ragazzo e qualcuno che non soltanto gli dice quello che deve sapere, ma che lo sta accompagnando in qualcosa in cui lui crede e che sa fare. È una questione di metodo perché il lavoro è un metodo di insegnamento alla vita con gli altri, perché il lavoro è un luogo nel quale ci si prova rispetto alla capacità di realizzare delle cose, di capire il contesto, di riconoscere le fatiche e intravederne il senso. Un modo per sentirsi cittadino del proprio ambiente e così facendo cittadini del mondo.

Questa scuola, questo Istituto scolastico da anni, come altri Istituti agrari, sono nati sulla scia di questo pensiero: assumere nel laboratorio e nella sua azienda il luogo nel quale mettere in pratica le teorie, nel quale costruire la conoscenza. Trasferire la conoscenza tra chi ha già pratica, sa, ha competenza, ha pensiero costruito nell’esperienza, verso chi questo pensiero e questa esperienza se la deve fare. Come dire che questa scuola eredita il metodo dalla antica tradizione di operatori agricoli che, nelle loro fatiche di coltivare la terra, si avvalevano di importanti modelli di maestri che nel tempo sempre più hanno messo assieme ricerca, tecniche, hanno messo in pratica scoperte e innovazioni scientifiche.

Ci ringraziamo quindi tutti reciprocamente per gli sforzi che stiamo compiendo, con il fine che questo avvicinamento tra scuola e lavoro, tra presente e futuro dei giovani possa avere successo.

Questo istituto cosa fa? Ad oggi, grazie alle 180 aziende in convenzione i 750 studenti hanno l’opportunità di fare stage che, a volte, è solo esperienza di prova a reggere una situazione di lavoro: dalla raccolta delle olive, al posizionamento di barattoli all’interno di una scaffalatura, come è giusto che sia, perché c’è una età per questo e c’è anche un bisogno di fare questo; altre volte individua nella guida di proprietari di aziende, che hanno magari un solo dipendente, l’opportunità di trasmettere ad un giovane conoscenza pratica e una parte significativa del valore del lavoro. Altre volte ancora gli stagisti si ritrovano con delle responsabilità importanti nella cura gli animali, nel trattare processi produttivi e relazioni con il pubblico complicate, in cui la prova di se stessi diventa la possibilità di fare un salto in responsabilità e crescita. Le esperienze di stage sono tantissime quante sono le 180 aziende nelle quali un ragazzo può essere accolto.

Per questa scuola, come sicuramente per altre, pensare al lavoro, alternare la scuola al lavoro non è soltanto mandare il ragazzo a fare uno stage. Come da sempre le scuole hanno tentato di fare pensare al lavoro e rivedere e aggiornare i contenuti dei propri insegnamenti e le proprie discipline, le proprie attività e pratiche di laboratorio all’evolversi della vita lavorativa e dei processi lavorativi. Questa operazione la facciamo, la possiamo fare, e forse questa è una novità importante, assieme a coloro che in effetti operano e possono testimoniare queste innovazioni, non soltanto attraverso la loro elaborazione teorica all’interno dei libri. Forse adesso più di prima, perché le innovazioni sono veloci, forse perché hanno bisogno di questa testimonianza per essere più vivamente insegnati all’interno delle classi. Per noi alternanza con il lavoro è stato avere in classe dei testimoni che, parlando con i ragazzi, hanno permesso anche agli insegnanti di raccogliere idee e suggerimenti, indicazioni. Devo dire che non sempre questo è riuscito perché accettare lo scambio, accettare l’ibridazione, e questo vale sia per gli insegnanti sia per gli oratori d’azienda, è una strada, un processo che deve ancora essere rodato, deve ancora collocarsi in un’area di fiducia e di curiosità che sembra ancora molto da costruire. Con 10 aziende che possiamo indicare come aziende madrine, aziende fiduciarie, abbiamo provato ad aprire le classi e a far presentare queste testimonianze. Anche in questo caso c’è un po’ il problema di interpretare il modo con cui questo tipo di comunicazione, di messaggio è stato proposto dagli operatori di azienda che hanno dovuto porsi con i ragazzi in modo accademico, che magari avrebbero comunicato meglio in situazione di lavoro, con il ricorso invece della dimensione di aula che hanno vissuto, forse un po’ subìto, e che tendono a riprodurre. Ma si sta cercando di fare convergere questa comunicazione nelle modalità di una testimonianza viva, che attivi anche emozioni, un po’ commuova, faccia capire agli studenti che quello che imparano a scuola ha un senso nella vita di lavoro.

Rapporto con il lavoro è per noi anche interpretare i laboratori non soltanto come luogo in cui si prova una procedura che ha una unica via e un’unica possibilità di soluzione. Ma che quanto più, si tratti del laboratorio di chimica, del laboratorio di micropropagazione, del laboratorio azienda, del laboratorio avicolo o altro si possa mettere lo studente in condizione di fare ipotesi, risolvere situazioni momento per momento, come avviene nel mondo del lavoro. Si tratta di attività di laboratorio che generano potenziali lavori conto terzi verificati, venduti o validati da operatori reali del mondo del lavoro. E da questa attività, e qui c’è il valore aggiunto della scuola, da queste azioni prende il via la riflessione, la capacità di formulare riferimenti generali, condividere con gli altri, avere gli strumenti per dare loro un nome, capace di evocare conoscenze, abilità, competenze, e rigenerarle.

Ancora, da anni questa scuola, grazie al contributo di alcuni professori, ha capito che insegnare lo stare al mondo, pensando al mondo del lavoro, è operazione che ha quasi un suo statuto disciplinare legato ai comportamenti nel lavoro, alle modalità di presa delle decisioni, pensando ad un lavoro basato sulla condivisione, sulla costruzione comune di attività, di immagini, di modalità di procedere e di comunicare agli altri. È quella che noi chiamiamo impresa in azione, impresa simulata, educazione all’imprenditorialità. Tutto questo è un altro modo per interpretare il rapporto tra scuola e lavoro. Un modo simulato sicuramente anche se, il più possibile, si cerca di avvicinarlo alla realtà. E questo lo possiamo fare perché in processi di questo tipo i ragazzi costruiscono il loro logo, provano le loro idee progettuali, le realizzano e ne vendono i prodotti. Fanno comuni produzioni orticole, produzioni vivaistiche, ornamentali, cercano il modo e la forma per venderne i prodotti, maneggiando denari, rapportandosi con i clienti, con gli utenti, intravedendo bilanci, prefigurando quello che poi diventerà un apprendimento determinante soprattutto nel caso in cui dovranno pensare a costruire una loro impresa.

Insegnanti, operatori ed adulti che lavorano con adolescenti e giovani sanno che si tratta di una età in cui la costruzione del pensiero nei confronti del mondo e degli altri va molto considerata, va molto seguito il senso della solidarietà, il senso dell’umanità, il senso della relazione umana come palestra di insegnamento. Stiamo parlando della necessità di considerare l’attività di lavoro come un’attività di servizio per gli altri soprattutto se in situazioni problematiche, in situazioni di bisogno. Per noi il rapporto giovanile con il lavoro ha preso forma in attività di volontariato nelle terre, nei campi delle zone terremotate, piuttosto che nelle modalità di gestione delle terre confiscate alla mafia nella città di Corleone o anche più semplicemente nel rapportarsi con i ragazzi, compagni nelle scuole medie che fanno fatica a portare avanti il senso dello stare a scuola, il buon comportamento nella classe, che hanno bisogno di stare nel campo. Assieme producono talee, impostano orti nelle scuole medie e riflettono contestualmente su quanta matematica ci possa essere in un’operazione di questo tipo, quanta scienza ci possa essere in un’osservazione di materiali che questa scuola offre con il suo museo. Queste sono le idee e le pratiche che stiamo facendo adesso, il senso è chiaro la via è tracciata. Alternanza scuola lavoro è anche costruzione di attività di servizio.

La nostra responsabilità nel futuro lavorativo dei ragazzi passa anche attraverso la proposta di percorsi che arricchiscono il curriculum vitae dei ragazzi perché li preparano in una attività professionale subito riconoscibile. Si tratta di percorsi per acquisire certificazioni o attestati. Questi corsi, che chiamiamo professionalizzanti, permettono di imparare a fare potatori, innestini, per color che hanno una certa età, a guidare e prendere la patente del trattore, per altri l’HACCP piuttosto che il patentino per uso dei fitofarmaci. Questo ed altro proponiamo a gruppi di studenti interessati con il fine di migliorare e aiutarli da subito ad immettersi in un lavoro sempre più competitivo che ha bisogno di un curriculum vitae ricco il più presto possibile.

È però necessario che tutti si sia convinti e si mantenga l’attenzione su quello che chiamiamo lo sforzo della scuola per garantire quelle competenze di base senza le quali poi, molte delle prospettive di futuro per i ragazzi, non necessariamente di breve ma di lungo periodo, sarebbero messe a dura prova. Stiamo parlando del ruolo di tutte una serie di materie: dallo studio delle lingue, dell’italiano, della matematica, alle scienze, al diritto, alla storia, alla geografia. Tutte azioni che fanno parte della tradizione scolastica e che sono determinanti, ma per le quali tutti, reciprocamente, operatori del mondo del lavoro e operatori della scuola, dobbiamo riconoscere l’assoluta necessità di garantire, facendo sì che in queste discipline gli studenti conseguano risultati importanti, con il riconoscimento che sono comunque discipline vive, presenti nel mondo e nella vita dei ragazzi come nel mondo e nella vita del lavoro. Forse in questo senso, la scuola dovrà impegnarsi a ricavare dalle esperienze pratiche, anche di scuola lavoro, gli apprendimenti delle singole discipline e gli operatori di azienda riconoscerne il valore all’interno delle loro attività.

Vorrei però che fosse chiaro a tutti che questo rapporto con il mondo del lavoro, questa attenzione all’aspetto sociale e metodologico di cui si è scritto finora non sia inteso e non precluda ad un opzione alternativa alla possibilità di prosecuzione degli studi in ambito universitario, anzi. Noi ci auguriamo che quanti più ragazzi colgano nelle Università il luogo nel quale continuare ad approfondire e accrescere le loro conoscenze e le loro competenze, che quindi finalmente si possa essere alla stregua di tanti altri Paesi europei che vedono molti più iscritti alle loro università e che concludono gli studi. Lavoriamo in questo senso. Per noi rapporto con il mondo del lavoro è anche orientamento all’Università, percorso per acquisire e superare test di ingresso, percorso di lavoro per tutte le discipline. È importante capire però che l’esperienza di alternanza scuola lavoro non è alternativa all’esperienza di università. Anzi, diventa un bagaglio di metodo per continuare a rivalutare il proprio ruolo, significare il proprio impegno e scegliere in maniera più accurata la propria via.

È una sintesi a braccio di alcune delle attività con la quale interpretiamo questo sforzo comune tra scuola, imprese e università nel costruire il futuro di tutti noi. Attraverso un rapporto comune che pensa all’educazione dei giovani.

Molto di questo che è stato scritto, e altro ancora, si trova in maniera molto articolata e approfondita nelle pagine del sito della scuola[1] dedicate all’alternanza scuola lavoro e all’educazione all’imprenditorialità.

Da poco abbiamo aperto un cantiere nuovo, un cantiere che ribalta alcune prospettive di relazione tra scuola e imprese: si sta parlando dell’apprendistato di primo livello che permette ai nostri studenti delle quarte e delle quinte che, dopo aver fatto nella terza classe esperienza di stage, assumono la responsabilità di un contratto di lavoro che investe una buona parte del periodo scolastico, indicativamente 400 delle 1000 ore, in situazione retribuite e con responsabilità maggiori rispetto all’alternanza scuola lavoro. Si tratta di una modalità di scuola lavoro in cui di fatto l’azienda si prende carico di portare avanti la formazione e il valore del servizio reso dal dipendente, anche nella capacità di dargli reddito, con la prospettiva che contestualmente al conseguimento di un diploma di studio possa poi giungere ad una relazione di lavoro stabile, importante per il ragazzo e funzionale per l’azienda. Una via che altri Stati europei hanno già cominciato da tempo, una via che noi stiamo sperimentando con un numero molto ridotto di ragazzi. Sono ragazzi che, a volte, grazie a questa esperienza di responsabilità che il lavoro gli ha dato, sono rinati, perché hanno alleggerito il peso della dimensione cognitivista che la scuola richiede, potenziando la realizzazione del sé nel fare. Sono ragazzi che hanno anche delle certificazioni di particolari disagi cognitivi, ma che sono bravissimi dal punto di vista lavorativo in attività fisiche. Ma ci sono anche ragazzi che hanno bisogno di più rispetto a quello che gli offre la scuola, hanno bisogni altro, hanno bisogno di qualcosa che arricchisca il loro stare seduto al banco di una classe, con la necessità di una attività più dinamica, ragazzi capaci di fare, oltre allo studio e alla vita di classe, dell’altro in maniera eccellente.

Confidando in una relazione sempre più ricca tra aziende, mondo del lavoro e scuola, confidando ovviamente nella continuazione del supporto sempre più presente sempre più vivo di Enti Locali, di rappresentanze pubbliche, di associazioni di lavoratori, di consulenti, di operatori, confidando in tutto ciò, auguro ancora un felice 2018 e un buon tempo di serenità e riposo per il Natale e ringrazio quanti, e ringrazio ancora in particolare gli insegnanti e i responsabili delle aziende, hanno aggiunto ai tanti impegni altro lavoro e attenzioni.

Il dirigente scolastico, Ugo Virdia

[1] https://www.agrariofirenze.gov.it

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